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Le esequie di mons. Pianazza celebrata dal vescovo Antonio.

Centinaia di sacerdoti e fedeli hanno affollato giovedì 11 febbraio la basilica di San Sigismondo a Rivolta d’Adda per dare l’ultimo saluto al parroco filosofo
  • Pubblicato in data: 11/02/2016
  • Fonte: Diocesi di Cremona

Non è retorico dire che un intero paese si è fermato per dare l’ultimo saluto a chi per oltre 23 anni ha annunciato il Vangelo con dedizione e profonda preparazione. Nella mattinata di giovedì 11 febbraio la comunità di Rivolta si è ritrovata nella suggestiva basilica di San Sigismondo per accompagnare nel suo ultimo viaggio mons. Alberto Pianazza, morto improvvisamente per arrestato cardiaco lunedì 9 febbraio in canonica. Le esequie sono state presiedute dal vescovo Antonio Napolioni con accanto l’emerito Lafranconi e il vicario generale mons. Marchesi. Presenti una sessantina di sacerdoti, tra di essi il delegato episcopale per la pastorale don Irvano Maglia, il rettore del Santuario di Caravaggio don Antonio Mascaretti, i compagni di ordinazione del 1964, i confratelli originari, come lui, di Vailate. In prima fila anche alcuni rappresentanti della diocesi di Lodi: il parroco di Rivolta, infatti, è di diritto, canonico onorario della Cattedrale di San Bassiano. E poi una folla straripante di ogni età grata a un prete che apparentemente poteva sembrare “burbero”, ma che in realtà era capace di leggere i cuori. In fascia tricolore il sindaco Fabio Calvi accompagnato da alcuni membri del consiglio comunale e dal gonfalone del Comune, più a lato i rappresentati delle diverse associazioni presenti nel paese con i labari abbrunati. Hanno voluto rendere l’ultimo saluto anche gli studenti della locale scuola media e gli scolari della primaria di seconda grado che riempivano le navate laterali. In fondo, vicino al portone, anche i membri della banda Sant’Alberto nata nel XIX secolo in ambito parrocchiale. Particolarmente colpiti dalla dimostrazione di tanto affetto i familiari stretti di don Pianazza seduti a pochi passi dal feretro. Non mancavano poi le suore adoratrici che a Rivolta hanno la loro casa madre e diverse altre istituzioni.

A servire la messa esequiale oltre ai ministranti anche i confratelli del Santissimo Sacramento nelle loro caratteristiche vesti liturgiche: il sodalizio è particolarmente attivo in parrocchia fin dal XVI secolo. I canti sono stati proposti dalla corale parrocchiale. All’inizio della celebrazione mons. Napolioni si è detto rammaricato di aver avuto il primo approccio con la comunità di Rivolta in una occasione così triste ed ha affidato l’anima di mons. Pianazza alla misericordia di Dio ricordando che la morte è solo un passaggio verso la vita vera, verso quella speranza che scalda il cuore di ogni credente. Poi ha annunciato anche la partecipazione della Chiesa di Lodi: il giorno precedente sia il vescovo Malvestiti sial’emerito Merisi avevano fatto visita alla camera ardente per una preghiera di suffragio.

L’omelia è stata pronunciata da mons. Lafranconi: il vescovo emerito oltre ad essere stato ordinato nello stesso anno di mons. Pianazza ha compiuto con quest’ultimo anche gli studi a Roma, presso il Seminario Lombardo. Una conoscenza antica, dunque, che si è perfezionata nel corso degli anni cremonesi. Nella prima parte dell’omelia il presule ha offerta una riflessione sul senso della morte cristiana, sulla necessità di vivere bene perchè alla fine il Signore chiederà conto all’uomo su quanto e come è stato capace di amare: «Dio – ha spiegato – ci giudicherà sulle nostre scelte, ma noi abbiamo la fortuna di sapere, grazia a Cristo, qual è la via autentica che porta alla vita e al bene e qual è la modalità giusta per evitare il male e la morte». Mons. Lafranconi ha poi ripercorso la vita di don Alberto individuando tre luoghi importanti nella sua biografia: il Seminario, il Santuario di Caravaggio e la parrocchia di Rivolta.

«Il Seminario – ha esordito – è un luogo che egli ha amato tanto. Attraverso l’insegnamento della filosofia don Alberto ha cercato di aiutare tante generazioni di seminaristi a cogliere il significato vero della vita, a comprendere anche con la ragione le domande ultime di senso che ciascuno si pone. In una lettera al Vescovo don Alberto rivela tutto il suo compiacimento e la sua gioia per aver passato così tanti anni in Seminario nel quale ha potuto vedere germogliare tante vocazioni. La prima eredità che cogliamo da lui è proprio questa: occorre amare il Seminario e i seminaristi, accompagnandoli con la preghiera e con l’esempio»

Anche nel santuario di Caravaggio don Alberto si è trovato benissimo: lo rivela lui stesso in un’altra lettera al Vescovo che mons. Lafranconi ha letto in un passaggio: «in Santuario – scriveva mons. Pianazza – ho svolto quell’aspetto del mio ministero nel sacramento della penitenza che trovavo rispondente massimamente al mio cuore». E così ha commentato mons. Lafranconi: «In questo servizio sacerdotale, che lo ha arricchito tanto, egli ci ha messo tutta la sua sapienza, la sua pronta accoglienza e anche quella sua capacità di sdrammatizzare le situazioni, un atteggiamento che lo faceva avvertire come burbero se non addirittura superficiale, ma che in realtà era dettato dalla consapevolezza che ciò che è terreno ha un grande valore, ma non è l’essenziale». Infine la parrocchia nella quale ha svolto il ministero «con la ricchezza della sua cultura e quella capacità di ricondurre tutto sempre all’essenziale. Possedeva un senso di distacco di fronte alle nuove iniziative perchè diceva che in fondo quello che conta sono poche cose».

Al termine della Messa mons. Napolioni ha celebrato i riti esequiali e insieme a tutti i sacerdoti ha accompagnato la salma all’esterno per un’ultima benedizione. Poi si è formato il corteo con i bambini delle scuole, i rappresentanti delle associazioni, la banda, i familiari, le autorità locale verso il cimitero dove nella cappella dei preti la salma di don Alberto è stata tumulata.


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