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Autorizzato l’impianto di biogas alla Boldrinaglia

  • Pubblicato in data: 05/03/2016
  • Fonte: Blog Alto Cremasco

L’impianto di biogas alla Boldrinaglia di Rivolta d’Adda (zona Cascina Rossa) è stato autorizzato, come da Legge vigente, senza interpellare il comune. Si tratta del quarto impianto in paese, dopo Località San Giorgio (400 kw di potenza), Località Simonetta (600 kw di potenza), Località Colomba (227 kw di potenza) e si parla della sua realizzazione dal 2014.

A quei tempi, Mino Melini aveva chiesto “la valutazione ambientale sulla sommatoria degli impianti presenti sul territorio, dato che l’aria non ha confini. Orma il 40% dell economia agricola a Cremona si basa sul biogas. In zona l’aria è compromessa anche dall’Idroclean di Casirate e dall’Avisco. A breve a Rivolta arriverà anche la centrale idroelettrica. Chiediamo ci si fermi e che alla Colombina siano realizzate le barriere verdi richieste dalla Commissione Paesistica, con alberi di almeno 2 metri di altezza”, ma l’assessore Franco Carera non era d’accordo: “Sel e Rivolta delle Idee sono a favore di impianti che sfruttino solo reflui animali. Questo impianto è ecologicamente innovativo: ci sono le premesse perché sia una positiva evoluzione della scienza”. Poi si è detto contro l’ammissione della richiesta di barriere, perché “ne parleremo in seguito”. E infatti, l’impianto opererà solo con reflui di animali provenienti da otto cascine della zona, per produrre 299 kilowatt/ora (esiste una richiesta – risalente al 2013 – di limitare le potenze a un massimo di 250 kw/h, ma non è stata presa in considerazione dalla Provincia).

Nella riunione del 18 gennaio, presso il settore Ambiente della Provincia, in via Dante a Cremona, l’Arpa ha chiesto al privato di integrare la richiesta con una serie di nuovi documenti, ma la procedura è quella semplificata, con autorizzazione integrata unica dalla validità di ben quindici anni, grazie a una norma molto criticata dalle associazioni ecologiste, che si applica in caso di impianti di modeste dimensioni. L’Arpa vuole spiegazioni sul modo in cui sarà applicata la direttiva nitrati, vista la superficie a disposizione. La centrale sarà vicina alla centrale di estrazione gas della Northsun Italia, ovvero non nei pressi immediati della cascina.

Anche Claudio Speziali si è schierato contro l’impianto: “Da anni siamo abituati a vedere i nostri campi coltivati solo a mais: praticamente la Pianura Padana produce una monocoltura, mais, mais, solo mais e raramente un prato stabile. Strano, perché le stalle sono quasi sparite quindi non abbiamo bisogno di mangime per gli animali, come è ormai rarissimo il consumo di polenta. E allora? Il mais coltivato è necessario per “dar da mangiare” agli impianti di produzione di biogas, sempre più numerosi e quindi sempre più affamati. E qui sorge una considerazione etica: con tanta gente che ancora purtroppo muore di fame è corretto mischiare del cibo allo sterco per produrre gas e quindi energia elettrica? Le centrali a biogas operano attraverso un processo di fermentazione – digestione – metanizzazione: trasformano cioè la materia attraverso la “digestione anaerobica” che, in assenza d’aria e per mezzo di batteri che si nutrono della sostanza organica, producono gas/metano e digestato (ciò che rimane dopo il processo di trasformazione, lo scarto della lavorazione). Il digestato è un rifiuto (codice CER: 190600-03-04-05-06). Il gas proveniente dalle vasche di fermentazione viene quindi immesso in centrali a gas con motori di potenza solitamente inferiore a 1MW elettrico, che, bruciandolo, producono energia elettrica e calore”


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Note: Articolo a cura di Silvia Tozzi
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