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Il fiume Adda è insicuro.

L’Aipo: “La Briglia resta”
  • Pubblicato in data: 12/06/2008
  • Fonte: http://altocremasco.blogspot.com

Il fiume Adda è insicuro. E’ quanto emerso da più parti durante il convegno organizzato venerdì sera dalla Protezione Civile La Torre di Rivolta d’Adda. Presenti, finalmente tutti attorno a un tavolo, tutti i rappresentanti di enti ed istituzioni che hanno a che vedere con il fiume: il sindaco Lamberto Grillotti, il consigliere responsabile di La Torre, Stefano Regazzoli, il coordinatore di La Torre, Angelo Foglio, il responsabile provinciale alla Protezione Civile, Roberto Mariani, Marco Laveglia dell’Aipo e Silverio Gori, presidente del Parco Adda Sud (e amico di scuola di Grillotti).

Dopo la toccante rievocazione della piena del 2002, che per i rivoltani ha segnato un fondamentale passo di storia moderna, un momento che li ha stretti assieme, e uniti, e su cui i loro cuori continuano ad essere particolarmente sensibili, attraverso le fotografie scattate durante il novembre da Angelo Veronelli (presentati con frasi di Cesare Sottocorno e sistemati a presentazione da Fabiola Ballarati).

Quindi Regazzoli e il vicecoordinatore de La Torre, Andrea Pandini, hanno descritto la situazione attuale del fiume. Regazzoli ha indicato i cinque punti critici in territorio rivoltano. Il primo si trova al confine con Cassano d’Adda, dove il fiume corre affiancato dal Cavo Carini. Si è rilevato come là l’Adda compia una curva a U e sia ancor più stretta nel suo procedere da una penisola di ghiaia che si trova sulla riva milanese, la quale spinge il corso d’acqua sempre con maggior forza verso la riva bergamasca, dove corre, a pochi metri, il Cavo Carini e, ad ancor meno distanza, la strada provinciale (“Quella zona l’abbiamo sempre percorsa in due”, ha scherzato Regazzoli, facendo una battuta che solo i rivoltani possono capire). L’argine, molto stretto, è eroso in più punti.

Il secondo punto pericoloso è vicino al lago della Cava De Poli, in un’area così ricca di vegetazione nella sponda milanese da poter impedire il deflusso del fiume. Gli alberi caduti e non spostati sono moltissimi, e creano una potenziale diga naturale. Gli alberi non si spostano per impedimento del Parco Adda Sud, seppure Gori, a differenza del suo predecessore, abbia detto, venerdì sera, che togliere alberi caduti è legittimo e che si altri interventi da effettuare si può aprire una trattativa. Il terzo punto è poco a valle della Cava. Sulla sponda bergamasca c’è molta vegetazione, e si scorge quella che tutti, a Rivolta, chiamano sarcasticamente “l’isola pittoresca”, che non è possibile eliminare, per volontà del Parco Adda Sud, seppur sia temporanea e creata da detriti trasportati dal fiume. Anche qui, molte le piante cadute. La quarta zona, è, ovviamente, quella del Ponte Vecchio (è rimasto un solo pilone in Adda) e della Briglia. Attorno al Ponte tutto è eroso. “Il Ponte resta a fare la bella statuina: sotto di lui, tutto è eroso”. In zona Bisarca c’è anche un pericoloso dislivello tra l’acqua e l’argine. La quinta zona è a sud della Briglia, quasi a Spino d’Adda. La penisola lussureggiante ora è sulla riva rivoltana e spinge l’acqua verso la riva lodigiana, dove l’argine è fatto “con materiale da discarica, che non viene da Napoli, ma da Milano, e che sta cedendo”, ha concluso Regazzoli. Pandini ha quindi proiettato fotografie delle stesse zone prese in esame da Regazzoli. Immagini scattate però lo scorso 18 maggio, quando l’Adda ha avuto una piena, seppur di lieve portata (si era alla prima soglia di allerta e non si arrivava a una portata di 900 mc al secondo). La vista era impressionante. D’altro canto, lo ha ammesso lo stesso Laveglia, rispondendo alla domanda di un alluvionato del 2002, Gigi Brandazza, il fiume non è più sicuro, e, se piovesse come allora, Rivolta sarebbe “nella stessa identica situazione” (quando è stata fatta questa osservazione, molti presenti si sono alzati e se ne sono andati).

Secondo l’alluvionato Walter Cataldi, si dovrebbe abbassare, e di molto, la Briglia, e eliminare il pilone del Ponte Vecchio. Laveglia, caustico come sempre, ha spiegato che, seppure la Briglia ha da sempre creato discussioni, serve per difendere il Ponte, e “la sensazione dei rivoltani che essa causi le piene va verificata con cognizioni idrauliche più precise. Quella piena fu eccezionale, non va usata come riferimento. In ogni caso, con così tanta acqua, la Briglia è inesistente, viene, di fatto, saltata dalla corrente, perché il livello già la sopralza”. Secondo Laveglia, “va rifatta l’arginatura ed effettuati interventi a valle, ma io non mi aspetterei alcun miglioramento levando la Briglia”. D’altro canto, ha detto, vivere lungo un fiume ha i suoi pro e i suoi contro. Dopo l’inondazione, l’Aipo ha rinforzato già l’argine sulla SP 91 (spendendo 450.000 euro), e ha fatto altri tre interventi sull’argine. Le altre operazioni in programma “non possono essere svolte perché non disponiamo di fondi per finanziarle”.

Secondo Grillotti, va posta attenzione a monte, perché sono le piene del Brembo, imprevedibile fiume a carattere torrentizio, a creare problemi a Rivolta. Il sindaco ha anche difeso l’Aipo quando Cataldi esasperato ha esclamato: “Ei fa nigòt”. “In realtà è la Legge che ostracizza il nostro voler fare qualcosa - ha spiegato - Io credo che se a monte sono a posto e se gli argini vengono consolidati, un po’ d’acqua la berremo lo stesso, ma l’acqua in paese non la vedremo più”. Il Parco Adda Sud e la Provincia sono aperte a un confronto e a rivedere certe posizioni per trovare una soluzione che renda Rivolta sicura.


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Note: Articolo a cura di Silvia Tozzi
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