Tre sono le vie da percorrere per mettere in maggiore sicurezza l’abitato di Rivolta d’Adda nel decimo anniversario dell’alluvione. Uno, quello già finanziato e con progetto in via di conclusione, è quello da 407mila euro per abbassare la briglia a protezione del ponte della Rivoltana. Il secondo utilizzerà i 900mila euro stanziati in 30 mesi dalla Regione per realizzare un argine più alto a nord del paese. Un terzo, per cui si sono chiesti 120mila euro di fondi Fas, servirà a ringraziare la curva della 90 verso Cassano.
Marco La Veglia, responsabile dell’Aipo Cremona, ha spiegato che l’abitato e già al sicuro. L’alluvione fu causata dal crollo dell’argine (privato) alla Faccendina, che era stato smosso e indebolito pochi giorni prima quando vi erano stati piantati alberi nuovi. Se non si fosse fatto l’intervento, l’argine , secondo La Veglia, sarebbe crollato in un altro modo.
L’assessore Milo Carera, che era in carica anche durante l’alluvione, ha elencato gli interventi già effettuati per la messa in sicurezza: rifare l’argine alla Faccendina, che "è già da solo una garanzia", due sistemazioni dell’alveo con regimazione per far defluire meglio l’acqua. Il rinforzo ai Pinei, la sistemazione delle aree lagunari vicino la cava e la rettificazione di due curve.
Il crollo delle tre arcate del ponte Vecchio e del metro di soglia sottostante hanno permesso un miglior deflusso delle acque, "un bene per la sicurezza". "Stiamo lavorando e non abbiamo mai smesso di lavorare, c’è solo stato un rallentamento dovuto a tanti motivi, ma ora il cammino è ripreso".
Secondo l’ottica di trasparenza dell’amministrazione, il sindaco Fabio Calvi ha promesso molte assemblee sull’argomento, per tenere i rivoltani sempre al corrente. Al momento si sta verificando se la briglia a difesa del Ponte e alta due metri e mezzo può essere abbassata. E’ un intervento che non entusiasma la Provincia (né l’ex sindaco Lamberto Grillotti) perche la briglia serve a difendere il ponte dalla potenza dell’acqua. Abbassarla, ha ammesso La Veglia, può far risentire la stabilità del Ponte. Per questo, per agire con la massima sicurezza, Pierluigi Malerba, del Politecnico, sta studiando la stabilità del Ponte, per determinare se la briglia può essere abbassata e, nel caso, di quanto. I rilievi sono stati fatti, le indagini geologiche saranno compiute dalla Geodril il prossimo anno, poi si procederà con l’affidamento. I lavori partiranno entro l’anno prossimo.
Carera ha ammesso che "l’interesse di Cremona e contrastante con il nostro". Si parla anche di regimazioni in alveo, che il Parco ha autorizzato solo se le farà Aipo. Saranno effettuate certamente, ha detto La Veglia (che pare freddo sull’abbassamento della briglia ma molto più convinto di realizzare il nuovo argine separando la fascia B dal resto dell’area), se Malerba concluderà che non si può intervenire sulla briglia. Chiaramente, la manutenzione comporta (anche al Cavet) movimentazione da monte a valle della briglia dei sedimenti. Carera tiene a sottolineare che i due interventi non sono in contrasto: l’argine è un intervento passivo a difesa del paese, l’abbassamento è attivo e potenziale. "Per me, l’intervento sulla soglia non è migliore, ma a parer mio la soglia crea lei stessa problemi di esondazione durante le piene", ha detto Carera. Ha fatto eco La Veglia: "Sono interventi complementari. Ora vediamo di quanto possiamo abbassare la briglia", per poi confermare che al Cavo Carimi la distanza con l’Adda si sta sempre più assottigliando.
Note: Articolo a cura di Silvia Tozzi
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