Suor Lidia Giussani, adoratrice del Santissimo Sacramento, ha celebrato il 2 settembre la propria professione perpetua nella basilica di Santa Maria Assunta e San Sigismondo a Rivolta d’Adda. Suor Lidia, 42 anni, un passato da insegnante di scuola primaria, è originaria di Rivolta e con le suore del beato Spinelli ha avuto a che fare fin da ragazza. Ha sentito presto la chiamata alla vita consacrata e si è rivolta alle suore Adoratrici. Suor Lidia Giussani ha definitivamente consegnato la propria vita a Cristo e alla Chiesa.
“La contemplazione dell’Eucaristia e il servizio ai più bisogni mi sono sembrati pienamente rispondenti a ciò che cercavo”. A celebrare il rito il vescovo Dante Lanfranconi, che ha ricordato a suor Lidia che la sua “missione è stupenda ed è sprone per la Chiesa e per il mondo. Per la Chiesa perchè l’aiuta a riscoprire il cuore evangelico della sua natura e per il mondo perchè offre agli uomini in ricerca delle indicazioni avvalorate da un chiaro esempio di vita”. Accanto alla neoprofessa la madre generale, Camilla Zani e tutte le sorelle del Consiglio generale, I genitori della suora e le suore juniores che con lei hanno fatto un lungo tratto di strada di formazione. Ovviamente c’era il parroco don Alberto Pianazza, e il direttore spirituale della neoprofessa don Enzo Bolis. Suor Giussani proseguirà il suo ministero a Modena dove è insegnante di un bambino diversamente abile. Nell’anno centenario della morte del Beato Francesco Spinelli, le suore da lui fondate, le Adoratrici del Santissimo Sacramento, sono state felici di vivere la professione perpetua di una consorella. Per il vescovo, la professione religiosa di suor Lidia è uno sprone stupendo sia per la Chiesa e sia per la società. Per la Chiesa perchè le rivela il cuore evangelico della sua natura, le ricorda cioè che sussiste solo se risponde totalmente e definitivamente a Dio e per il mondo perchè permette agli uomini in ricerca di trovare delle indicazioni chiare per la propria vita, degli esempi di dedizione e offerta di sè che inevitalmente rimandano alla ricerca di un senso del vivere.
Il rito ha visto la suora entrare con in capo il velo bianco e in mano la lampada accesa. Ha percorso l’intera basilica ornata da fiori e candele accompagnata dalla madre generale e dall’intero Consiglio generale dell’Istituto. Una volta posto il lume sulla mensa eucaristica la giovane religiosa ha preso posto sul presbiterio dove ha seguito l’intera celebrazione. Il rito della professione è iniziato subito dopo la proclamazione del Vangelo con la chiamata alla vita religiosa da parte della madre Maestra, la risposta della candidata e, a seguire, la sua dichiarazione solenne a seguire Dio come suo sposo e di perseverare sino alla fine della vita.
Nell’omelia il vescovo Lafranconi ha evidenziato che se la vita religiosa non è intesa come un regalo di Dio, un suo segno di predilezione e di amore, difficilmente potrà avere i connotati della fedeltà e della totalità. “Il nostro rapporto con Dio non può che essere definitivo e totale”.
“Cara suor Lidia sarai capace di vivere il per sempre e la totalità della scelta solo se ci metterai il tuo cuore. Non fare come i farisei del Vangelo di oggi che pongono la loro fiducia solo nella legge: se vuoi perseverare chiarisci subito chi vuoi amare, perchè vuoi amare e fino a che punto sei disposta ad amare”.
“Dobbiamo avere l’accortezza e l’umiltà di capire che queste regole ci indicano una direzione da seguire per conquistare le realtà grandi. Se non è possibile mantenere gli impegni di ubbidienza, castità, povertà senza un cuore che si dona, non è ugualmente possibile fare a meno delle indicazioni, delle tracce guida che nella quotidianità ci permettono di cogliere la verità su noi stessi”.
Note: Articolo di Silvia Tozzi
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